Attilio
Monti
Attilio Monti nasce a Ravenna nel
1906. Figlio di un fabbro, manifesta fin da ragazzo
la sua attitudine per il commercio e, anziché seguire
le orme del padre, inizia un’attività di vendita porta
a porta di oli lubrificanti. In breve tempo il commercio
si sviluppa e il giovane, evidentemente promettente,
si conquista la fiducia dell’AGIP e ne diviene agente
per il territorio di Ravenna. Nel 1938 presenta domanda
al Ministero per essere iscritto nell’elenco dei diretti
importatori di petrolio dai paesi produttori.
La domanda viene accettata e gli viene assegnata dalla
stessa AGIP, che concedeva questo tipo di concessioni,
una consistente quota sul tonnellaggio complessivo importabile.
Nel 1939 inizia la costruzione del Deposito Costiero
con le maestranze della CMC (cooperativa nata dalle
due cooperative socialista e repubblicana), che termina
nel 1940. Le sue cisterne avevano una capacità di 12.000
tonnellate che erano una quantità considerevole per
quei tempi.
Allo scoppiare della guerra, il Deposito Costiero viene
rilevato dallo Stato, e, durante la guerra, (1944 -
1945) viene sistematicamente distrutto dai bombardamenti
angloamericani e fatto saltare dai tedeschi al momento
della ritirata. In questo difficile periodo, senza assistere
passivamente agli eventi, Monti dedica la propria attenzione
al metano, l’unico carburante reperibile in Romagna.
Attilio Monti, infatti, fu il primo ad utilizzare un
pozzo metanifero perforato a Sant’Alberto, destinato
a dare l’avvio ad una serie di scoperte in mare e sulla
terraferma che hanno fatto di Ravenna il più importante
centro nazionale di produzione energetica e una capitale
della chimica legata agli idrocarburi.
Dopo la guerra, nel 1946, Monti rientra in possesso
del deposito e ne attua la ricostruzione. Nel 1950 pensa
di sfruttare il deposito costiero non solo come deposito
ma anche per la raffinazione. Nasce una moderna raffineria,
la Società Anonima Raffinazione Oli Minerali (SAROM),
capofila di una serie di impianti realizzati a Volpiano,
Gaeta e Milazzo.
Questi risultati sarebbero stati impensabili se il carisma
di Monti non fosse riuscito ad incrinare la staticità
del mondo economico ravennate. A Monti la città natale
riconosce, infatti, il merito di essere riuscito per
primo a convogliare sull’industria l’attenzione e le
risorse di un’imprenditoria legata all’agricoltura.
Ottenute le concessioni inizia la costruzione degli
impianti a ritmo frenetico e già alla fine del 1951
la Raffineria entra in attività, arrivando a raffinare
2.200 tons di greggio/giorno. Le sue maestranze raggiungono
i 300 addetti.

Nel 1956 Monti regala alcune tonnellate di combustibile
alla Colonia Marina della sua città, ove sono ospitati
i profughi ungheresi. Per questa donazione riceve la
medaglia d’oro quale benemerito della Croce Rossa Italiana.
In quegli anni il 60% del traffico portuale di Ravenna
era rappresentato dai prodotti che raffinava la SAROM.
Il problema dei bassi fondali (la costruzione delle
dighe a mare e l’aumento dei fondali verranno solo successivamente)
fu risolto con la costruzione dell’Isola d’Acciaio,
la prima piattaforma europea attrezzata come punto di
attracco per le navi cisterna. All’”isola” si aggiunse,
ancora più al largo, un “campo boe” collegato con oleodotti
alla terraferma: un attracco ad alti fondali che consentì
di utilizzare anche le superpetroliere per rifornire
di greggio la raffineria SAROM.
Fu così realizzato un terminale a mare che permetteva
lo scarico e il carico di petroliere da 80.000 tons,
navi eccezionali per quei tempi. In seguito a ciò si
realizzò all’inizio degli anni’60 un ulteriore ampliamento
della raffineria con la costruzione di nuovi impianti
di distillazione e di cracking.
L’isola conoscerà un momento di gloria nel ’68 quando
vi attracca l’”Andrea Leopoldo”, un gigante di mare
appartenente alla flotta Monti, quattro volte più grande
del mitico “Rex” ed in grado di trasportare più di centomila
metri cubi di greggio. Furono eventi come questo che
aiutarono Ravenna a diventare il secondo porto commerciale
italiano.
Non a caso Monti fu festeggiato il 1 luglio 1970 quando
l’allora Presidente del Consiglio Emilio Colombo venne
a Ravenna per inaugurare il nuovo Porto San Vitale,
una struttura che aveva tra i propri scali di avanguardia
proprio la darsena dei petroli SAROM, dotata dei più
moderni impianti destinati anche a garantire la sicurezza
e a prevenire l’inquinamento. Nel 1956 il Presidente
Gronchi nomina Attilio Monti Cavaliere del Lavoro, il
più giovane ed il primo ravennate ad essere insignito
di questo prestigioso titolo.
Nei primi anni ‘60 Monti fa costruire a Ravenna a sue
spese un Asilo intitolato alla madre Anita Monti in
grado di ospitare 50 bambini Nel 1965 il Lions Club
Ravenna Host assegna ad Attilio Monti l’onorificenza
del Lion d’Oro per i meriti acquisiti verso la città.
Nel 1966 una seconda medaglia d’oro gli viene donata
dalla Giunta cittadina per il finanziamento alla locale
squadra di calcio che non a caso si chiamava Sarom-Ravenna.
Nel 1967 muore la moglie Caterina e Monti fa costruire
e intitolare a sua moglie una superpetroliera da 250.000
tons che chiama Caterina M. Ne costruisce un’altra uguale,
Anita M. e tre più piccole col nome dei nipoti, Andrea,
Monica e Claudio, figli della figlia Marisa, sposata
alla fine degli anni ’50 con Bruno Riffeser. In quegli
anni Monti assurge ai vertici dell’industria della raffinazione
acquistando e costruendo tre grossi impianti: la Gaeta
Industria Petroli, la Raffineria Mediterranea a Milazzo,
tra le più grandi d’Europa, e la BP di Volpiano.
Con l’acquisto della Solgas che viene fusa alla Pibigas,
realizza una potenzialità colossale nella distribuzione
delle bombole di gas, che costituivano allora l’unico
rifornimento di gas (GPL) al di fuori dei centri urbani.
Costruisce il più alto grattacielo di Milano, che diverrà
la centrale del suo impero. Tutto ciò che ha ottenuto
e costruito negli anni è dovuto al suo grande talento
imprenditoriale, alla sua abilità nel crearsi gli appoggi
giusti sia politici che finanziari, alla sua capacità
di riscuotere fiducia ed ottenere i finanziamenti necessari.
Fra il 1966 e il 1977 attua una diversificazione degli
investimenti. Aveva già iniziato negli anni precedenti
con una catena di alberghi, Sariaf, Schnel Hico, Silos
Genova, Distillerie Italiane, Laterizi Adriatica ecc.
Inoltre, nel 1966 entra nel settore dello Zucchero comprando
l’Agricola, nel cui pacchetto era l’Eridania e quindi
nel mondo della stampa acquistando Il Resto del Carlino,
la Nazione, il Telegrafo di Livorno, Momento Sera e
il Tempo di Roma.
Nei primi anni ’70 il suo impero poggia su tre solidi
pilastri: petrolio, zucchero e editoria, e inoltre ha
raggiunto nel panorama petrolifero italiano un’importanza
ritenuta pari a quella della Shell e, in alcuni settori,
superiore alla stessa AGIP.
Ma il quadro economico mondiale sta cambiando rapidamente
e la crisi petrolifera dei primi anni ’70 porta ad un
mutamento dello scenario industriale del settore petrolifero,
e ad una profonda crisi nel campo della raffinazione.
Monti, rendendosi conto che l’epoca dei profitti sta
per finire e che si è alla vigilia di un periodo di
recessione che graverà per molti anni sul settore, inizia
un lungo e faticoso percorso per uscire dal mondo del
petrolio, convogliando le sue energie nel tentativo,
alla fine coronata da successo, di cedere all’ENI tutte
le attività di raffinazione deficitarie, e di privatizzare
i residui profitti.
Prima di questa scadenza Attilio Monti aveva voluto
offrire una ulteriore testimonianza di attaccamento
alla sua città. Anziché destinare le residue scorte
di cherosene ai normali canali commerciali, li mise
a disposizione del Comune per favorirne la distribuzione
capillare alle famiglie ravennati che rischiavano di
trascorrere un inverno al freddo. Un atteggiamento coerente
con l’intera storia personale di un imprenditore che
non solo a Ravenna si è reso partecipe di interventi
di mecenatismo sociale che in Italia hanno ben pochi
termini di raffronto (oltre all’asilo nido donato all’UNICEF
ed intitolato alla madre Anita, alla scuola materna
consegnata al Comune nel quartiere più popolare della
città, dedicata ai genitori Anita e Giuseppe, Monti
è anche ricordato grazie a uno dei più moderni reparti
di chirurgia oculistica donato all’ospedale, uno dei
primi a sostituire il bisturi con il laser). L’operazione
di cessione ENI si conclude nel 1982 con l’uscita definitiva
di Monti dal mondo del petrolio.
La SAROM ceduta all’ENI viene poco dopo smantellata
negli impianti di raffinazione e mantenuta solo come
deposito. Poco dopo Monti decide di abbandonare anche
il settore dello zucchero e cede l’Eridania a Serafino
Ferruzzi, conservando solo l’impero finanziario della
stampa che poi affiderà al nipote Andrea Riffeser. Si
conclude così la parabola di un uomo che venuto dal
nulla era arrivato ai più alti vertici del potere economico,
che aveva procurato lavoro e benessere a migliaia di
persone, che aveva aperto a Ravenna e al suo porto la
via dello sviluppo industriale che avrebbe portato la
città fuori da un isolamento e da una miseria secolari,
e che, giunto al culmine della sua vita, decide di ridimensionare
il suo impero e di affidare ai suoi successori una solida
eredità. Attilio Monti muore il 23 dicembre 1994 a 88
anni.
Viene sepolto nella sua città, Ravenna, da cui era stato
lontano per tanti anni, ma verso la quale non era mai
venuto meno un legame di affetto profondo. Dietro l’uomo
d’azione si nascondeva l’uomo, sconosciuto ai più, ma
certamente animato da una profonda umanità, se dobbiamo
giudicarlo dalle sue azioni e dai suoi comportamenti
con le persone. Ma questo aspetto è ancora tutto da
scoprire.
Certamente i suoi pensieri erano sempre stati rivolti
al futuro, ad un futuro da prevedere e da costruire
(in una vita così intensamente rivolta verso le cose
concrete non c’era tempo per i ricordi), ad un futuro
affidato alle nuove generazioni sulle quali ha sempre
tanto investito.
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